Numeri e Parole ≈ Numbers and Words

Ecco un articolo pirata che si appropria del mio blog archiviato da tempo per mandare un messaggio di fine 2021 troppo lungo per qualsiasi social!

Here’s a pirate article that takes possession of my long-ago archived blog to send an end-of-2021 message too long for any digital social platform!




Mi hanno sempre detto che leggere mi faceva male. Non solo per gli occhi. No, mi dicevano che quelle storie che leggevo mi riempivano la testa di sogni assurdi, di aspettative impossibili, di immagini irreali. Erano dannose per me, per la mia vita, per le mie relazioni sociali, per l’ambiente, per i mercati occidentali, per la pace mondiale. Una catastrofe.

Crescendo, però, ho capito che la cosa che mi ha fregata di più nella vita, che ancora mi frega, è la matematica. Non solo perché quando faccio il conto dei soldi che mi entrano e lo sottraggo a quelli che avrebbero dovuto darmi, ci rimango sempre davvero fregata. No, la matematica mi ha fregata perché mi ha insegnato che c’è sempre una soluzione.

Ve lo ricordate no? A scuola ci davano un problema da risolvere e, alla fine, se si seguivano le regole, se si applicava il metodo, se si usava il raziocinio, ta dà, si arrivava alla soluzione, unica, sola, perfetta (la guardavamo in fondo al libro ed eravamo sicuri di averla beccata, era lei). A X alla fine corrispondeva sempre qualcosa, non rimaneva vuota e senza significato. Euclide e Pitagora ci dicevano come fare, noi lo facevamo e tutto andava bene.

Ancora oggi, ogni mattina, mi sveglio con questa cosa in testa: qual è la soluzione? Prima o poi devo trovarla. Se ci penso ancora un po’. Se applico il metodo. Se mi ricordo le formule. Alla fine arriverò alla soluzione. Capita anche che qualche soluzione a problemi piccoli, minuscoli, quasi invisibili, la trovo e l’illusione si fa più forte. Vedi? La matematica non ti delude. Prima o poi troverai la soluzione anche a quelli grossi, enormi, che ti stanno come elefanti sullo stomaco. Al giorno d’oggi vivono tutti seguendo un algoritmo, no? Quindi perché non deve succedere anche a te? Troverai quello giusto e le cose si risolveranno.

Balle.

Le soluzioni a volte non esistono proprio e la matematica a noi pagani ci ha fregati alla grande, perché continuiamo a volerle e a cercarle anche quando non c’è proprio speranza, anche quando non esistono. Se non ce lo ha dimostrato la pandemia, cos’altro ci riuscirà mai? Sento tutti in TV e in presenza e sui social (quando ancora li leggo) che vogliono “certezze”, “risposte”, “soldi” (che poi non sono altro che la concretizzazione della matematica nella vita reale, no?). Com’è che dopo tre dosi ancora non siamo al sicuro? E quante ne dobbiamo fare, eh, quante, eh, quante ancora eh, per poter tornare “alla vita normale”? Qual è la cifra giusta, la soluzione? Che amarezza. Ma è quello, la matematica nella vostra testa, nella mia testa, che ci dice che la soluzione ci DEVE ESSERE. E se non c’è ci disperiamo a cercarla fino allo sfinimento.

La matematica ci frega alla grande.

La letteratura non funziona così. A X non corrisponde mai una e una sola cosa, ne corrispondono migliaia anche nella stessa equazione (anche se qualcuno cerca di applicare formule anche lì). La letteratura si distanzia così tanto dalla realtà a volte da diventarne uno specchio perfetto, deformante e perfetto. La fa vedere per quello che è la vita: un casino senza soluzioni in cui si può sopravvivere lo stesso.

I libri, le storie, i racconti, le cronache sono lì per mostrare le incongruenze, per farci piangere quando la soluzione non si trova; e farci ridere per dimenticare che la soluzione non si trova. A volte arrivano persino a suggerire qualche metodo assurdo, strampalato, che va contro qualsiasi teorema di Euclide, di Pitagora e di tutti gli amici loro, e che no, non porta a una soluzione, ma aiuta a far convivere con il fatto che una soluzione semplicemente non c’è.

Lo dico a chi ancora pensa a me come a una persona distaccata dalla realtà. Oh, no. Io la realtà la vedo fin troppo bene, per mia disgrazia. La vedo ogni giorno, la sopporto ogni giorno, la affronto ogni giorno. Risolvo quello che posso risolvere e quando quella voce maledetta nella mia testa continua a chiedermi “Perché non hai ancora trovato LA soluzione?”, l’unico modo che ho per farla stare zitta è leggere, scrivere e tradurre. Che è una matematica, una scienza a modo suo, quella vera, quella che porta solo ad altre domande non a soluzioni (come d’altronde è la scienza vera che sa benissimo di non essere così lontana dalla letteratura).

Perciò, auguro un 2022 decente a chi cerca ancora soluzioni, a chi pensa di averle trovate, a chi si è rassegnato a non cercarle più, a chi abbraccia il cambiamento e a chi non può fare a meno di temerlo.

They’ve always told me that reading was bad for me. Not just for my eyes. No, they said that reading stories filled my head with unattainable dreams, absurd expectations, unrealistic ideas. They’d end up hurting me, my life, my social relationships, the environment, the western markets, world peace. A catastrophe.

Growing up, though, I realized that the greatest cheat in my life has been and still is math. Not just because when I feel really cheated when I find out that there’s a always huge gap between what I was owed for my jobs and what actually remains in my account. No, math cheated me because it taught me that there’s always a solution.

You remember that, right? At school they gave us a problem to solve and at the end, if we had followed the rules, had applied the method, had used our head, hurray, we got to the solution, the one and only, perfect (we looked it at the end of the books and we were sure we had the right one, no doubts). To an X you always had a corresponding number, it didn’t remain empty, meaningless. Euclid and Pythagoras told us how to do it, we did it and all was well.

To this day, every morning I still wake up with this thing in my head: what is the solution? Sooner or later I must find it. If I think a little harder. If I apply the method. If I can remember the formulae. At the end I WILL find the solution. It also happens that I do find some to small, tiny, almost invisible problems and the illusion gets stronger. See? Math never leaves you short. Sooner or later you will find the solution also to the big ones, the enormous ones, the ones which lay on your shoulders heavy as lead. Nowadays everybody lives following an algorithm, right? So why shouldn’t it happen to you, too? You’ll find the right one and everything will be solved.

Big. Fat. Lies.

Sometimes there are just no solutions at all and math cheated great on us pagans, because we go on longing for them, looking for them, even when there’s no hope at all, even when they simply don’t exist. If this pandemic didn’t prove it to us, what else will ever be able to? On TV, in real life and on socials (when I still read them) I hear people who demand “certainties”, “answers”, “money” (which is nothing but the objectification of math in real life, isn’t it?). How is it possible that after three doses we are still not safe? And how many more boosters do we have to get? What is the right number, the solution? How disappointing. But that’s it, the math thing in your head, in my head, telling us that THERE MUST be a solution. E if there isn’t one we fight against all odds and look for it until we are exhausted.

Math has cheated on us big time.

Literature doesn’t work like that. You never have one and only one thing corresponding to that X, there are thousands corresponding to it even in the same equation (though someone tries to apply formulae there, too). Literature goes so far away from reality sometimes, that it becomes its perfect, deforming and perfect, mirror. It makes us see life for what it is: a big mess without solutions in which we can live nonetheless.

Books, stories, narratives, chronicles, are there to show us the incongruity, to make us cry when we can’t find the solution; to make us laugh to forget that we can’t find the solution. Sometimes they even give us some absurd, odd new methos which goes against any theory, be it by Euclid, Pythagoras or any of their friends and which, no, doesn’t get us to a solution, it just helps us live with the fact that the solution simply doesn’t exist.

I tell this to those who still think I life outside reality. Oh, no. I do see reality too well, poor unlucky me. I see it every day, I bear with it every day, I fight it every day. I solve whatever I can solve and when that heck of a voice in my head goes on asking: “Why haven’t you found THE solution, yet?”, the only way to quiet it is to read, write and translate. Which is a kind of math, a science of its own, the real one, which brings new questions and doubts, not solutions (as true science usually does, knowing perfectly well that it’s not that far from literature after all).

So, I wish a decent 2022 to anyone still looking for solutions, to anyone thinking they have found them, to anyone who has given up looking for them, to anyone embracing change, and to anyone who can’t help but be terrified by it.


Autore: Rosaria Manuela Distefano

Traduttrice e consulente linguistica, persegue il sogno di scrivere e tradurre sin da quando ha imparato a leggere in italiano e inglese a 4 anni e ha capito il potere delle parole ≈ Translator and linguistic consultant, she pursues her dream of becoming a writer and translator ever since she started reading in Italian and English at 4 and realised the power of words.

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